A volte una bella pensata

di Ken Kesey
Edizioni Black Coffee, 2021
841 pagine
Categoria: Udine-Bari


  • Microcosmo
  • Selvaggio
  • Poetico

Non era una terra dura, ma di certo c’era qualcosa che per fartene un’idea dovevi passarci un inverno.
Questo, però, non potevi saperlo. Sapevi riconoscere lo sguardo del condannato all’eterno esilio, ma non conoscevi l’inferno che quella condanna ti avrebbe scatenato contro. Ci devi passare un inverno…

Con la punta arroventata di un bastone puoi tracciare un solco nella notte, e vederlo fissato nella sua finitezza. La sua infida precarietà ti apparirà come cosa certa. E questo è quanto. Hank lo sapeva…

Perciò, sempre tenendo gli occhi fissi sulla palla, ho capito che alla fine la questione era questa: il fiume voleva delle cose che secondo me erano mie. Ne aveva già prese alcune e tutto il tempo si affannava per accaparrarsene altre. E siccome si dà il caso che la gente mi considerava uno dei Dieci Hombres Più Duri da questo lato delle Rockies, io mi davo da fare per ostacolarlo.

In genere funziona, e va bene così, ma a volte – dopo che me la sono filata – niente accade là fuori tranne la notte. Ed erano giornate, quelle, da dimenticare.


Mi sono scontrata contro una montagna. Ho sbattuto sul suo versante, ho guardato in alto e mi sono incamminata, risalendo la china, puntando alla cima. Dopo i primi passi grintosi la pressione aumenta, le gambe si fanno pesanti, il fiato si mozza, ma poi, quando arrivi in vetta, la schiena si raddrizza, i polmoni si riempiono d’aria e gli occhi di gioia. E poi è tutta discesa.

Questa è la sensazione che ho avuto leggendo A volte una bella pensata, un libro splendido ma impegnativo che mi ha colto nel pieno di un “blocco del lettore”. Non è stato facile perseverare e tenere duro ma ne è decisamente valsa la pena.

Dice bene Marco Rossari: “Non è una lettura facile, questo libro. Non è una passeggiata. È una cazzo di montagna. Bisogna applicarsi, sintonizzarsi, insistere, sentire la musica. E poi, chissà, può anche capitarvi – come pare sia successo a qualcuno – di restare incantati”.

A volte una bella pensata è una storia complessa, una storia di famiglia, di persone che migrano per colonizzare nuove terre e trovare il proprio posto nel mondo. Ma la foresta, la terra, l’acqua e le altre persone, potrebbero non essere d’accordo e ostacolarne i piani. Con ostinazione gli Stamper restano aggrappati al loro lembo di terra, combattendo con la natura, con gli altri, tra loro e pure con loro stessi.

Sullo sfondo di una terra dura, si delineano i rapporti familiari, ne seguiamo le linee di frattura, le ostinazioni, gli scontri spietati, i punti di tangenza e d’amore. I protagonisti sono in una continua lotta fra di loro (più o meno dichiarata) e con sé stessi (nota ma taciuta). Ken Kesey padroneggia perfettamente questo lato psicologico della narrazione e ci fa regolarmente passare dall’interno all’esterno delle menti, dei pensieri di Hank, Henry, Lee, Joe Ben e Viv, rendendo davvero unico questo romanzo.

Ultima nota di fascino: la storia è rude, dura e cruda ma le parole e il linguaggio sono quasi poetici, il ritmo magnetico, quando ti sintonizzi con esso è come trovarsi a surfare sulla cresta dell’onda più alta e dominare un paesaggio naturale e umano, tanto spietato quanto splendido.

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