Nova

di Fabio Bacà
Adelphi, 2021
279 pagine
Categoria: Milano-Venezia


  • Forbito
  • Introspettivo
  • Rivelazioni

Proprio come suo marito, obbedendo a una di quelle necessarie simmetrie coniugali forgiate sulla condivisione di piccole sezioni di spazio e ampie porzioni di tempo, Barbara si svegliava ogni mattina alle sei. Aprendo gli occhi, nessuno dei due alterava la regolarità del ritmo respiratorio o l’armonia complementare dei movimenti: erano quindi reciprocamente inconsapevoli di partecipare alla puntualità euclidea di un risveglio contemporaneo. Ma se da quel momento, e per i minuti successivi, Davide pensava alla morte, Barbara si baloccava prosaicamente con la vita.


Fratture. Sarebbe questa la quarta parola di descrizione di Nova se ne volessi usare quattro al posto di tre. Però io ne uso solo tre, quindi la quarta la camuffo da incipit.

Fratture, punti di rottura, interruzioni, deviazioni dal corso aspettato degli eventi, elementi fuori programma che cambiano il punto di vista di un’intera vita. Fabio Bacà indaga in chiave squisitamente contemporanea una crisi simile alla crisi che rese celebre Uno, nessuno e centomila.

Avvenimenti all’apparenza futili che si trasformano in qualcosa d’altro, di gigante, a noi inaspettato ma che prorompono dal nostro profondo. Sono attitudini e tensioni che si sono sempre confuse con il rumore di fondo e che non appena appaiono non possono più essere ignorate.
Un esempio?
“Lite per un parcheggio finisce in tragedia”

L’autore fa con noi quello che Diego fa con Davide, ci porta alla scoperta del rumore di fondo fino a toccare il punto di rottura. Così a Lucca l’ordinaria vita di un neurochirurgo e della sua famiglia esce dall’ordinario per affrontare lo straordinario quotidiano.

Passaggi sinistri, prospettive turbanti: è la natura del cervello umano ad essere la vera protagonista del romanzo, nonché il motivo per cui la storia non può che colpire nel segno, non facendoci più sentire a nostro agio. È solo una sensazione, che va però crescendo e che ci fa dubitare di noi stessi (“A me non capiterebbe mai!”) forse proprio perché è difficile non immedesimarsi e tirare delle linee di tangenza tra noi e quella che fino a un minuto prima sembrava un’ordinaria e invidiabile vita comune, sconvolta da noi stessi e da un nuovo modo di leggere il mondo circostante.

Sono corsa a comprare Nova e non ne sono affatto delusa, aspettative rispettate tanto quanto lo furono per Benevolenza cosmica, romanzo d’esordio di Bacà edito da Adelphi nel 2019. E d’altronde andavo a colpo sicuro: essere italiano e esordire con Adelphi non può che essere garanzia di qualità.

*Rileggi la citazione: stile e linguaggio si presentano ottimamente da sé.

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