Quando abbiamo smesso di capire il mondo

di Benjamín Labatut
Adelphi, 2021
180 pagine
Categoria: MI-VE


  • Scoperte scientifiche
  • Mondo
  • Umano

Era la matematica – non le bombe atomiche, i computer, la guerra biologica o l’apocalisse climatica – che stava cambiando il nostro mondo, al punto che, nel giro di vent’anni al massimo, non saremmo più stati capaci di capire che cosa significa essere umani.

Dove prima c’era una causa per ogni effetto, adesso esisteva un ventaglio di possibilità.

Decretare la vittoria di Heisenberg significava accettare che una parte fondamentale dei fenomeni del mondo obbedisse a regole inconoscibili, come se il caso si fosse insinuato nel cuore della materia. Qualcuno doveva fermarlo.


Quando abbiamo smesso di capire il mondo? Bella domanda, Benjamín.
Benjamín Labatut pone a sé stesso e al lettore questo quesito e per trovare una risposta presenta e raccoglie una serie di biografie, spaccati di vita, momenti, che hanno portato alle più grandi scoperte, invenzioni, teorie scientifiche della storia contemporanea, così cruciali da determinarne un nuovo corso, anche oltre le previsioni degli studiosi stessi.

Tra le pagine del libro ripercorriamo i capitoli principali della nascita della scienza moderna, e siamo ancora sorpresi quando un’equazione sappiamo porterà alla bomba atomica, così come siamo sorpresi quando scopriamo che il primo pigmento sintetico, il Blu di Prussia, ha portato allo Zyklon e ai sui tragici impieghi. Solo sorpresi o anche spaventati?

Labatut tesse una tela di racconti tutti legati in qualche misura tra loro da un lungo filo blu. Ci accompagna nella mente e nell’intimità degli uomini che hanno cambiato il corso della scienza, da chi per primo ha compreso che per capire il mondo serviva necessariamente una forma di comprensione del tutto nuova.
Forse è questo il risultato più alto? Forse è questo il vero traguardo?

Qui viene il bello: per capire, per provare a dare risposte a tali quesiti il libro abbandona le vesti della saggistica per assumere i tratti della narrativa. Questo non è più un discorso scientifico, bensì umano.

Ogni fisico, ogni matematico, ogni scienziato arrivato dinnanzi alla propria scoperta ne è emotivamente sconvolto; c’è chi la raggiunge in una sorta di trance mistica, c’è chi né è torturato, c’è chi dall’estasi scende negli inferi con una vertigine e c’è chi infine intuisce il baratro, lo sconvolgimento e l’oscurità che si possono celare dietro la scoperta e abbandona tutto per non parlarne mai più, cercando di eliminare tutte le tracce e la memoria delle proprie teorie dal mondo.
Eravamo pronti? Saremo mai pronti? Ci siamo superati?

In questa selva di racconti e situazioni siamo noi a dover scegliere che direzione prendere e siamo sempre noi a dover scegliere quali sono le somme che vogliamo trarre.

Quando abbiamo smesso di capire il mondo non è un trattato, è adatto anche a chi di materie scientifiche non se ne intende per nulla ed è incredibilmente umano, e questo elemento allora mi fa pensare che anche tutta la scienza e le sue applicazioni siano in fin dei conti una questione di umanità.

2 commenti

  1. Disprezzando la teoria della meccanica quantistica Einstein nel dicembre del 1926 scriveva “La teoria dà buoni risultati, ma difficilmente ci avvicina al segreto dell’Anziano. Sono del tutto convinto che Lui non stia affatto giocando a dadi.” Probabilmente non è un presunto Creatore a giocare a dadi, ma è l’uomo a farlo, ingannando come ogni buon giocatore. In questo libro viene offerta una visione della scienza (quellla che ha rivoluzionato l’ultimo secolo), da una prospettiva molto diversa dalla quale siamo abituati a guardarla. Qui non si parte degli assiomi sui quali è posta, né dalla perfezione delle forme che la descrivono, ma da chi ha scoperto o costruito tutto questo: l’uomo. In tal modo ci immedesimiamo nell’animo di chi si è ritrovato a salvare l’umanità dalla fame inventando i fertilizzanti azotati, e successivamente a distruggerla, provocando migliaia di morti durante la prima guerra mondiale con il gas cloro. Osserviamo la singolarità di un genio come Grothendieck che apre mondi matematici sconosciuti temendone anche la loro potenza, tanto da concludere la sua vita da eremita in un piccolo borgo francese, dopo essersi fatto paladino dell’antimilitarismo ed aver lottato contro la disugueglianza sociale. Assistiamo ai deliri di Heiseberg che ad Helgoland, leggendo le poesie del Divano occidentale-orientale di Goethe, sembra essere ispirato dalla mistica del sufi Hafez per comporre le teorie fondamentali della meccanica quantistica. Ed ancora ci facciamo avvincere dalla passione erotica, per una giovane fanciullla, di Schrodinger che di lì a poco formulerà il suo principio di indeterminazione. Ed è proprio da queste immense scoperte che comprendiamo che tutto è dettato dalla probabilità, e che nulla può essere determinato a priori. Questo libro ci insegna che anche la scienza è costruita da sogni, visioni e passioni, e che forse abbiamo smesso di capire il mondo quando non abbiamo più ascoltato i canti delle sirene, come Ulisse che si fa legare all’albero maestro della sua nave, lasciando che i suoi marinai non li sentano. La lettura di questo libro è rivolta a tutti coloro che non temono il potere delle loro visioni, sapendo che la scienza è creazione e distruzione, ma che anche se questo mondo un giorno potrà finire, non si dissolverà la materia di cui è composto, come aveva intuito Schwarzschild, profetizzando che solo quando una stella avrà esaurito tutta la sua energia collasserrà in modo indefinito e sarà “capace di accartocciare lo spazio come un foglio di carta ed estringuere il tempo come fosse una luce di una candela, senza che nessuna forza fisica o legge naturale possa evitarlo”.
    Per adesso siamo ancora qui e possiamo goderci questo gradevole libro di Labatout fatto di aneddoti e curiosità stimolanti.

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  2. La macchia d’inchiostro sulla copertina del libro, nel suo maestoso blu di Prussia si intitola ” Il Blu”, del pittore francese Yves Klein, che a prima vista mi è parsa la raffigurazione stilizzata de “La grande onda di Kanagawa ” di Katsushika Hokusai . È un libro curioso ricco di aneddoti unici su uomini che hanno cambiato il corso della storia, figure singolari nella loro eccentricità di geni, tra apoteosi della scienza e apocalisse nucleare, denotando come l’irrazionalità delle situazioni può portare a scoperte sensazionali. Non sono una appassionata né di fisica né di chimica ma questo libro mi ha dato modo avvicinarmi a questo mondo e di conoscere cose che forse non avrei mai saputo.

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