Made in Sweden

di Elisabeth Åsbrink
Iperborea, 2021
360 pagine
Categoria: VE-NA


  • Essenziale
  • Esaustivo
  • Storia

Conosci il tuo pensiero, la tua luce e le tue ombre. Conosci le tue contraddizioni e conosci le tue menzogne: conosci la tua storia.

I giovani egiziani annuivano con interesse, e io di colpo ho preso coscienza della mia svedesità. Prima di allora, ero stata consapevole solo della mia estraneità.

La Storia è fatta di diversi sentieri, ed è tutt’altro che scontato quale sia quello che conduce al nostro presente.


Quante parole servono per descrivere un libro? Tre. La miglior voce narrante per farlo? Quella dell’autore.
Quante parole servono per descrivere una nazione? Cinquanta.
La miglior voce narrante per farlo? La sua stessa storia: vicende, decisioni, oggetti, personaggi chiave.

Come faccio a non essere in completa sintonia con Elisabeth Åsbrink? Impossibile. Trovo squisito il suo stile narrativo e le scelte stilistiche che fa. In 1947 raccontò un anno cruciale nella definizione del nostro presente in modo nuovo e avvincente (ne ho parlato QUI) mentre con Made in Sweden si concentra sulla sua amata patria, la Svezia, e per presentarla, raccontarla, tratteggiarla sceglie 50 parole, 50 storie.

I capitoli si avvicendando seguendo un ordine cronologico dall’alba dei tempi ai giorni nostri, ma nessuno vieta che ogni lettore possa scegliere una propria strada, un modo diverso di navigare tra le vicende nel modo che ritene migliore.

L’autrice seleziona in modo acuto i protagonisti creando collegamenti sorprendenti, e per ognuno racconta un passaggio, la famosa “parte per il tutto” essenziale ed esaustiva. E quindi troviamo il Martello di Thor e l’Ikea, Linneo che voleva catalogare il mondo e Olof Palme che voleva rendere la Svezia la prima “superpotenza morale”, la costruzione delle case popolari e Zlatan Ibrahimović e poi i grandi ritratti femminili che davvero spiccano: Ellen Key e Astrid Lindgren con la sua Pippi Calzelunghe.

I ritratti, gli scorci, le storie affrescano una nazione in tutta la sua complessità: punti luminosi e punti oscuri, tensioni e fratture, contraddizioni forti e rovesci della medaglia. Åsbrink li tratteggia con la solita abilità, in modo intelligente, critico e oggettivo ma mai freddo, come solo una vera patriota può fare.

Secondo me il meglio lo dà nelle vicende storiche contemporanee, in cui emerge tutta la sua competenza e passione, dal libro di Jan Guillou, Non voler vedere, su quanto si sapeva in Svezia dei campi di concentramento a una riflessione davvero profonda sul #MeToo.

Un mantra, la lezione che ci insegna: il presente lo capiamo solo se conosciamo la storia e questo vale per tutto, dalle persone alle nazioni.

E niente, come faccio a non adorarla?

P.S.: Made in Sweden è adatto anche alla categoria PENDOLARE per il formato tipico di Iperborea e per la struttura simile a quella dei racconti.

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