Il ricettario di Casa Svevo

a cura di Alessandro Marzo Magno
La nave di Teseo, 2018
147 pagine
Categoria: PENDOLARE


  • Calorico
  • Affascinate
  • Tradizione

È abbastanza strano che la stessa famiglia produca, nell’arco di un paio di generazioni, due scrittori di fama mondiale. Mi sorge allora un dubbio. Dato che abbiamo mangiato le stesse cose, il gene della letteratura non si sarà per caso annidato in uno di questi piatti ipercalorici?

Susanna Tamaro

James invece considerava il suo amico Ettore la personificazione del meticciato triestino: italiano per lingua e scelta politica, austriaco per cittadinanza, austrotedesco per origini e istruzione, ebreo per religione. Non a caso Joyce bombarda Svevo con domande sull’ebraismo.

Qui di seguito viene ricostruita la storia di questa piccola reliquia del mondo di ieri: un vecchio quaderno dalla copertina marmorizzata bianca e nera che proviene da una casa che non esiste più, in una città radicalmente cambiata.


Avete mai sognato di viaggiare indietro nel tempo e andare a vedere luoghi del cuore in un’altra epoca? O vivere i fasti di una vecchia città, percorrere vicoli mentre si scrive la storia, visitare i monumenti quando erano novità o assaporare un ambiente culturale frizzante e stimolante? Beh io sì, a dire il vero anche spesso.

Questo incipit serve proprio a calarvi nel contesto del libro di questa settimana; Il ricettario di Casa Svevo è un vero e proprio viaggio nel tempo, torniamo nella Trieste di fine Ottocento e inizio Novecento, un vero e proprio incredibile crocevia di vite, tradizioni, esperienze, culture, simbolo per eccellenza dell’affascinante Mitteleuropa.

La macchina del tempo è più che mai irresistibile: un quaderno di ricette di una famiglia borghese, redatto a stilografica, che racconta la storia di una famiglia, la storia di una città, la tradizione che non solo scopriamo ma proprio assaporiamo. La città non è una città qualunque, è Trieste, la famiglia non è una famiglia qualunque, è quella di Italo Svevo.

Tra un Presnitz e un Vov di guerra, tra Tagliatelle fritte dolci e Panini, l’acquolina cresce mentre gli occhi si riempiono di bellezza leggendo le pagine di questo piccolo volumetto che sta in una tasca. Ripercorriamo le origini e le vicende della famiglia Veneziani e la personalità di Italo Svevo, in una Trieste che evolve e muta la sua natura. Ritroviamo piazza Unità e il Caffè degli Specchi, i salotti intellettuali e irredentisti, il porto, James Joyce e un giovanissimo Gillo Dorfles, ebrei, sloveni, greci, croati, austriaci, italiani, tutti amalgamati in questa splendida città dal sapore imperiale con affaccio sul mare, fino ad arrivare alle sue pagine più buie: i raduni fascisti, la proclamazione delle leggi razziali del 1938 (avvenne proprio a Trieste), la guerra, il bombardamento alleato del 1945 che distrusse la famosa Villa Veneziani.

La cosa più bella è che tra un passaggio della storia e l’altro sono riportate davvero alcune delle ricette così come redatte, dunque replicabili.

Certo, non c’è nulla di sano o magro, è tutto ipercalorico e il burro trionfa, ma questo libro ci permette di assaggiare per davvero un mondo magico, la memoria di una famiglia, una Trieste che non esiste più.

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