Il tempo e l’acqua

di Andri Snær Magnason
Iperborea, 2020
333 pagine
Categoria: MI-VE


  • Futuro
  • Responsabilità
  • Profondo

Quando la prospettiva si allunga il tempo si contrae.

Se sono a rischio la mia vita, la mia terra e i miei figli, non ho forse il dovere di capire cosa c’è in gioco? Quali parole, allora, sono capaci di definire il mondo?

Anche dire che Auðhumla mi ha parlato è eccessivo, certo, ma credo che tutte le persone ragionevoli abbiano capito a un certo punto che era arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e mettercela tutta per salvare la Terra, anche se poi hanno trovato una scappatoia per evitarsi il disturbo di farlo.


La temperatura ideale del corpo umano si aggira attorno ai 36,5 °C. Tra i 37 °C e i 37,5 °C si parla di febbre leggera, quando raggiungiamo o superiamo i 38/38,5 °C si parla di febbre alta e stiamo decisamente male, ci sentiamo un vero straccio. Ora pensate a come dev’essere vivere sempre con una temperatura corporea di 38,5 gradi. Un inferno, vero? Decisamente si. Allora perché per il nostro pianeta dovrebbe essere diverso? Se la Terra si riscaldasse di due gradi tutte le varie specie si ritroverebbero di colpo a vivere con una febbre alta che non passa mai. Il risultato purtroppo sarebbe scontato.

La situazione è tragica, gli scienziati da anni lanciano allarmanti appelli sul “riscaldamento globale” e “l’acidificazione degli oceani” che cadono però nel vuoto, forse perché sono poco comprensibili, forse perché non ne capiamo pienamente il risvolto nel quotidiano o forse perché il messaggio è così tragico da stordirci e lasciarci catatonici e inerti, immersi in una sorta di ronzio costante.

Eppure dovrebbe essere il primo pensiero di tutti, un obiettivo comune a livello globale: salvare chi ci da la vita. Comunicare l’urgenza e risvegliare più coscienze possibili è il compito che si prefigge l’islandese Andri Snær Magnason con Il tempo e l’acqua. E devo dire che ci riesce egregiamente.

Magnason, divulgatore scientifico, impegnato nella politica e nell’attivismo ambientale, nonché narratore, drammaturgo e poeta applica tutte le sue conoscenze e competenze in questo saggio sui generis in cui i dati scientifici si fondono con la sua storia personale (nel libro ci sono proprio foto di famiglia) e con elementi del patrimonio culturale comune. Improvvisamente nomi, numeri, elementi chimici e grafici acquisiscono senso e riusciamo a intravedere l’enormità della catastrofe a cui stiamo andando incontro.

Stare fermi non è più possibile. È fondamentale muoversi, agire finché ne abbiamo ancora il tempo. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per invertire bruscamente la rotta. L’impresa è mastodontica e ci giochiamo le sorti di un intero pianeta, è ovvio essere spaventati, lo spavento ci ha reso immobili, ma ora è tempo di reagire.

Ecco, questo libro mette angoscia, ma purtroppo è necessario che sia così, non è chiudendo gli occhi che le cose cambieranno. Il pregio di Magnason, come d’altronde quello di Greta Thunberg e dei ragazzi del Friday for Future, è proprio quello di dare un senso, un significato concreto ai molti appelli scientifici mettendo tutti nella condizione di coglierne gravità e urgenza.

Rivolgiamo il poderoso ingegno umano alla più grande sfida che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: salvarsi da sé stessa.

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