Ferrovie del Messico

di Gian Marco Griffi
Laurana Editore, 2022
816 pagine
Categoria: Udine – Bari


  • Lirico
  • Ironico
  • Pesce-follia

Essere lirici e ironici è la sola cosa che ci protegge dalla disperazione assoluta. Io abito il mio lirismo, Cesco, per continuare ad amare la vita: ogni evento vissuto non può che tradursi in queste due forme d’esistere, lirismo e ironia, perché la terza sarebbe la disperazione, e a quella non saprei porre rimedio.


Ferrovie del Messico è un gran viaggio. È un viaggio su binari, è un viaggio nella fervida immaginazione dell’autore.

816 pagine, un romanzo-fiume non solo per la mole ma anche, soprattutto, per la storia: Ferrovie del Messico è un romanzo perfetto per chi ama le digressioni. Ci sono pagine e pagine di digressioni, ogni volta che Cesco, il protagonista, fa un nuovo incontro si imbatte in una storia personale e chi legge trova una nuova, avvincente, digressione.

Intendiamoci, le digressioni in questo caso sono l’anima del romanzo, sono parentesi, sono specchi, sono racconti delle vite, delle esperienze e dei pensieri di chi li racconta.

Il libro si trasforma dunque in un universo di personaggi pazzi, ma veri, autentici e veraci, comuni e quotidiani: non ti pare di leggere di fantasia, ti sembra che ognuno di loro lo potresti incontrare per strada.
Incredibile si ma impossibile no.

Conosciamo Ettore e Nicolao, il frenatore poeta, il cartografo samoano, diversi nazisti, diversi fascisti, Hitler ed Eva, due colti becchini e Tilde. Tilde. Ogni loro vicenda si intreccia e sovrappone per creare un grande romanzo scritto con ironia ma profondo, dolce e spietato, come la natura umana.
In mezzo: pesci-follia islandesi, dentisti, automi e macchinette del caffè.

Un piccolo spoiler, che spoiler non è, lo è solo per chi non legge le quarte di copertina, nemmeno una parola, vizio che non riesco a togliermi:
il romanzo non si svolge in Messico ma ad Asti, nel 1944. Francesco Magetti, milite della Guardia Nazionale Repubblicana Ferroviaria ha una settimana per redigere una dettagliata mappa della rete ferroviaria messicana. Ecco, lo dico qua in fondo: la storia di Griffi è una storia italiana, un grande spaccato della società e degli avvenimenti del 1944-45, poco prima, poco dopo, visti dalle colline astigiane.

E questo non era neppure il peggio. I tedeschi trascinavano il corpo morto dell’Italia furibondi come Achille sotto le mura di Troia, non avevo notizie di Firmino da quando era tornato dalla Russia, mia madre cucinava pietanze che sapevano di polvere e a me restava una settimana per realizzare una mappa ferroviaria del Messico.
Questo, era il peggio.

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