L’anima delle città

di Jan Brokken
Iperborea, 2021
334 pagine
Cetgoria: Milano-Venezia


  • Dinamico
  • Curioso
  • Città pulsanti

E anche se non è così, mi piace pensare che nessuno scompare senza lasciare in eredità un’orma, un’impronta digitale o un’idea.

La casa ideale non è un interno, ma una vista.


Viaggiare. Da quanto tempo non prendo un aereo per spostarmi, per cambiare punto di vista, luogo di osservazione? La risposta è semplice: da troppo. Sopperisco con la scelta del libro da leggere.

L’anima delle città è il nuovo libro di Jan Brokken e l’ho comprato a occhi chiusi. Questione di fiducia che (fino a prova contraria) ripongo nei suoi lavori ciecamente da quando ho letto Anime baltiche, uno dei libri nella mia top ten di letture preferite di sempre. Non a caso la citazione che trovate in homepage viene proprio da lì.

Dicevamo, fiducia cieca per Jan, fiducia ben riposta: a me questo libro è piaciuto molto, anche se in testa rimane Anime baltiche.

Il giornalista-viaggiatore ci porta in giro con sé in molte nazioni distanti tra loro. Ogni capitolo una città, per ogni città un artista, uno scrittore, un musicista. Cosa hanno lasciato questi maestri alle città dove hanno vissuto? Ma soprattutto quali tracce della città possiamo trovare nelle loro opere, nelle loro storie?

La soluzione, la risposta ogni lettore la deve trovare da sé e potrebbe essere diversa da persona a persona. Quello che invece è evidente è l’amore di Jan Brokken per il viaggio, per le storie, per i punti di vista dal basso e inconsueti. La scelta delle vicende ci svela il taglio, lo scorcio insolito da cui decide di guardare.

Sarò patriottica ma i capitoli che mi hanno preso il cuore sono quelli italiani con Morandi e Bologna, Calvino e Cagliari, Donizetti e Bergamo oltre alla vista atlantica scelta da Debussy.

Quello che invece mi lascia l’amaro in bocca è che tutte le storie hanno come protagonisti uomini, anche quando nelle loro vicende sono ben presenti figure femminili altrettanto caratteristiche, significative e rivoluzionarie. Il capitolo su Calvino poteva tranquillamente avere il fulcro su Eva Mameli Calvino, madre di Italo ma davvero molto di più di questo, tanto da far suscitare il dubbio sincero su chi dei due fosse vero o vera protagonista; così come avrei voluto sapere molto di più su Sofija Kymantaitė, giornalista, critica letteraria, autrice e regista di pièce teatrali che sposò nel 1909 Mikalojus Konstantinas Čiurlionis.

Sarà per la prossima.

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